L’ incertosa di Parma. Pizzarotti ha inventato la politica a km zero, la politica che non si muove. A un mese dal trionfo elettorale, Federico Pizzarotti, il sindaco copertina del Movimento 5 Stelle, il primo grillino a capo di una città capoluogo, non è ancora riuscito a completare la sua giunta. Se la prende con calma, molta calma, come se i problemi di quella città fossero un prosciutto da affettare con voluttuoso abbandono.
Non si capisce infatti se la nuova giunta della città ducale si ispiri volutamente a una filosofia della lentezza - la slow politics, la Decrescita Felice - o mascheri solo nell’incertezza l’incapacità di chiudere la partita. Insomma, Pizzarotti e i 5 Stelle sono dei boy scout incompetenti, come li ha definiti il leghista Maroni, o i nipotini di Maria Luigia e di un nuovo Ducato di Parma?
Tutto è cominciato con il caso Tavolazzi, chiamato in un primo tempo alla carica di direttore generale del Comune. Ma Valentino Tavolazzi non piaceva a Grillo. E sono scoppiate le polemiche: Pizzarotti è un burattino nelle mani di Grillo, Grillo è un burattino nelle mani di Gianroberto Casaleggio, il guru che sta dietro il Movimento, il conte Mosca dei grillini.
Intanto il buco di circa 600 milioni lasciato dall’amministrazione precedente aspetta. L’assessore designato per il Welfare, Fabio Fabbro, esponente del volontariato, ha per ora declinato l’offerta. Parma prende tempo, non ha fretta, c’è sempre un piatto di caplèt che aspetta.
Poi l’ultima grana: l’assessore all’Urbanistica Roberto Bruni è stato costretto a dimettersi a nemmeno 24 ore dalla nomina. Aveva alle spalle un fallimento con strascichi sul territorio: una macchia non tollerabile per chi ha sempre fatto dell’intransigenza le chiavi del successo.
I curriculum non bastano per governare una città, il cui clima sembra ora fondarsi sull’incertezza. Succede quando, nell’attesa del Messia («Cercasi Gesù» è un film di Comencini interpretato da Grillo), ci si accorge che anche il Messia genovese è lì, da una vita, che attende se stesso.
Rivelazioni shock di Daniel Bravo che, in un’intervista ai colleghi francesi di Yahoo Sport, ha gettato fango su una partita del campionato italiano del 1996/97.
L’ex centrocampista transalpino, all’epoca con la maglia del club ducale, ha lanciato accuse su quella partita, decisiva per lo scudetto (poi vinto dai bianconeri con 65 punti contro i 63 conquistati proprio dal Parma): “Non ho mai truccato partite, ma purtroppo sono stato coinvolto in una di queste. Arrivammo a quella importantissima partita con sei punti di svantaggio sulla Juventus, ma sapevamo che vincendo avremmo potuto ancora conquistare il titolo. Nell’intervallo, però, si decise di comune accordo di pareggiare”.
Frasi shock da parte di Bravo. Ma non sono le uniche. “Io sinceramente non capivo bene e così chiesi cosa stesse succedendo (“Ma siete matti, possiamo ancora vincere) ma come risposta mi dissero che eravamo in Italia, che lì si faceva così e di lasciare perdere”.
Accuse pesantissime di Bravo che, per la cronaca, trascorse tutti i 90 minuti in panchina. La sfida, invece, finì 1-1 con autogol di Zidane e gol di Amoruso su rigore.
